Codice Internet

Divulgare internet in Italia, arrivare alle masse tutti, far crescere la partecipazione e la condivisione on-line...

Ma come?

Idee, spunti, suggerimenti, proposte: costruiamoli insieme!

Tag: condividere, condivisione, divulgare, internet, partecipazione

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Risposte a questa discussione

Forse evitare di iniziare dicendo "arrivare alle masse" potrebbe essere già un buon inizio.. non trovate?
Puzza ancora -troppo- di bullet theory.. mentre alla base della condivisione della conoscenza vi è l'individualità. un individualità che permette la crescita..

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Io son scettica eh (ma perchè già faccio parte di gruppi che già fanno divulgazione nel loro piccolo)...
ma vi seguo con interesse
fino a che non ci sono contenuti
cosa differenzia Codice Internet dal resto?
La condivisione parte da qualcosa...di solito dalle singole persone che hanno voglia di condividere, non da qualcuno che chiede di condividere...
Costruire insieme...cosa?

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@tutti e @maxime che ha scritto il post

punto uno: quale idea di internet ?

@capitano ha fatto notare l'uso del concetto 'massa', assolutamente non web2.0

'quelli che stanno fuori', 'quelli che usano male' sono espressioni che tradiscono un approccio piu' favorevole a creare distanze e differenze

perfino 'divulgazione' non e' un termine molto appropriato

Mi piace pensare ad un'idea di 'internet inclusivo', un'idea in cui 'singolo' 'noi' 'relazione personale e sociale' 'online e offline' 'peer to peer' 'calore umano e non fredda tecnologia' 'interesse sincero e non calcolo economico' 'utilita' 'vantaggio reciproco invece che vittima di frodi' sono tutti concetti che trovano maggior comfort

sentivo necessario mettere tutto questo al punto uno, ora vorrei sentire voi ... prima di andare al punto due ;-)

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Gino,
sì per l'internet inclusivo
Il messaggio va posto in termini positivi. Non c'è un "dentro" internet e un "fuori" internet. Siamo "persone" comunque in rete. E la tecnologia è una "nostra" dimensione. Un modo di essere.
Perciò concordo con te: io vivo l'essere connessa come una dimensione del mio essere-on-line e off-line ogni giorno.

Il punto due, immagino vada al... punto!

E aspetto di leggerlo allora.

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Riguardo al come, sul primo passo credo di avere le idee abbastanza chiare: per portare a tutti lnternet (e tutto ciò che ne segue) è necessario portare prima la banda larga. Suona come un'ovvietà, ma rimane pur sempre la condicio sine qua non, ed esistono sacche del nostro, come di altri Paesi, completamente tagliate fuori dall'accesso alla Rete.

conosco questo tipo di problematiche perchè collaboro con una società che si occupa di tecnologia wireless (vedi link al nostro blog nel mio profilo).

per superare questa situazione ritengo necessario un pari impegno del pubblico (politici e amministratori), del privato (aziende e operatori del settore) e anche dei media. ci vuole consapevolezza, un atteggiamento onesto e anche coraggioso, per scardinare modelli e sistemi attuali che non hanno dato sufficiente risposta alle reali esigenze.
perchè non è certo la tecnologia che manca.

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Per portare internet alle persone o meglio le persone su internet qualcuno deve spiegare alle persone cosa ci vanno a fare su internet (oltre cercare qualcosa su google e avere la posta elettronica, a questo molti ci arrivano e non vanno oltre) e soprattutto perchè internet può essere importante per la quotidianità personale e professionale.
E poi spiegare che l'internet è fatto dalle persone.

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(tra parentesi: non vale però cambiare il topic iniziale senza neppure lasciare un accenno alle modifiche.. altrimenti si perde il filo logico dei post... e quelli che arrivano dopo leggeranno dei mozziconi.. ci parliamo addosso di web 2.0, di perpetual beta, dell'essere sempre in fieri.. sarebbe stato più coerente sbarrare il testo modificato ed aggiungere a seguire.. magari tra 20 commenti avremmo trovato altre idee su come migliorare l'incipit.. )
detto questo, concordo con l'ultimo post di catepol.. prima di parlare di digital divide tecnologico dovremmo parlare delle persone.. della quotidianità..
e soprattutto, sfruttare questo spazio per riordinare le idee, creare un approccio reale, touching & feeling. con chi? con gli studenti, con le associazioni di categoria.. ma non solo gli albergatori, i viticoltori o gli altri settori che fanno gola al commerciale latente nascosto tra la nostra pelle.. ma per tutto ciò servono fondi, risorse, energie e capacità di ascolto..

diversamente, è solo l'ennesima fuffalandia.

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Fra poche settimane regalerò un computer a mio padre: compie 50 anni e lo condividerà sicuramente con mio fratello, che di anni ne ha 8.

Nessuno dei due ha mai messo mano su un computer "vero", per me, che con i computer ci "smanetto" da quasi 12 anni, so che non sarà facile insegnare "tutto", partire da zero.
E la difficoltà che credo tutti abbiamo.
Tutti quelli che sono qui, ad esempio.

Il "dentro" e il "fuori" esistono, altrimenti un'iniziativa come Codice Internet non avrebbe alcun senso. Io non ho la benchè minima idea di che domande possa fare e che interessi possa sviluppare una persona di 50 anni a digiuno assoluto di Internet, lo stesso vale per il mio fratellino.

Presto avrò spunti, domande e forse consigli riguardo a questa mia esperienza, che credo e spero si possa rivelare utile per impostare una visione di insieme su approcciare nel migliore dei modi quelli che stanno "fuori".

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@ Davide
Ho una figlia di 11 anni e mi sono posta anch'io il problema quando ne aveva 8. E' un falso problema: i bambini imparano da soli e in fretta (il vero problema è tenerli lontani dai "pericoli" se vanno in internet e non mollarli mai da soli): sono intuitivi e immersivi e il passa parola avviene tra di loro [i capetti sono i fratelli legegrmenti più grandi e navigati, ma siamo semrpe nell'ordine dei 12-15 anni). Più difficile per il papà cinquantenne: lì c'è la vera sfida :-)

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Giorgio ottima traccia la tua.

Ma oltre al destinatario... sarà importante anche il contenuto della proposta. Internet è uno strumento che abbiamo a fianco di altri.

Il punto è: per che motivo ci diamo appuntamento tutti alla stessa ora nello stesso posto? E magari per più giorni consecutivi?

Ovvero: possiamo creare qualcosa assieme in rete? e cosa? cosa mi proponi di fare assieme agli altri? (a me che sono sia insegnante che blogger che mamma e chenesoioaltretrecento cose?)

Invitiamo altre persone ad abitare assieme a noi la rete perché? per progettare assieme qualcosa? che cosa?

Butto un esempio banale: scriviamo tutti insieme il post più lungo del mondo sul tema della pace? Una parola a testa, in dieci lingue diverse?

Questo per dire che ci vuole un'idea creativa e innovativa forte attorno alla quale poi si aggreghino persone che hanno voglia di fare cose in rete (anche attraverso internet)

altrimenti perché mai dovremmo usare la rete?

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sì sottoscrivo:
"Quindi gli atti divulgativi iniziali non dovrebbero parlare troppo delle bellezze della blogosfera, imho, quanto piuttosto cercare di portare gli individui e i gruppi locali a riflettere ed agire (collaborativamente, e dentro la rete può avvenire benissimo) sui possibili interventi per la qualità del vivere quotidiano, per il ben-stare sul proprio territorio"

Lasciamo perdere i prodigi della rete e le magie della tecnologia e cerchiamo un'idea che metta assieme le persone :
a) per pensare in modo collaborativo
b) per creare in modo collaborativo

credo siano due percorsi diversi.
A me piace più il secondo. Ma "abito" bene anche nel primo. E poi le due dimensioni possono anche convivere (ma l'idea allora dovrebbe essere davvero innovativa!)

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grazie a questo intervento di Giorgio Jannis forse la discussione sta arrivando al punto cruciale...

...in questi ultimi tre anni da sono finalmente riuscito a far capire ai radioascoltatori prima, e alle aziende poi, che internet serve a migliorare la vita offline dei primi e il business offline delle seconde...

la grande massa delle persone è però ancora convinta, con la complicità di Vespa e simili, che il web è un esercizio fine a se stesso (nella migliore delle ipotesi) o peggio uno strumento per coltivare le proprie perversioni (nella peggiore)...

forse la chiave è proprio nella raccolta di testimonianze di "best practices" nella vita reale. persone normali, privati, imprese, che possono raccontare su un palco come la loro vita è migliorata grazie a un uso intelligente di internet

proprio ciò di cui non si parla mai sui giornali, a parte la storia dell'occasionale miliardario che viene raccontata proprio per legittimare la tesi secondo cui si tratta di eccezioni che confermano la regola

ma ci sono mille storie pulviscolari che devono ancora essere raccontate

quindi propongo a ciascuno di noi di raccogliere queste storie "locali" tra le proprie conoscenze, e di confezionarle come "case study" da divulgare nei prossimi eventi di codice internet

troppo ambizioso?

a

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