Codice Internet

Divulgare internet in Italia, arrivare alle masse tutti, far crescere la partecipazione e la condivisione on-line...

Ma come?

Idee, spunti, suggerimenti, proposte: costruiamoli insieme!

Tag: condividere, condivisione, divulgare, internet, partecipazione

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Risposte a questa discussione

Le iniziative basate sul Wi-Fi sfortunatamente vengono spesso usate per avere visibilità sui media.
Dico sempre che una volta prima delle elezioni o di avvenimenti politici di un certo rilievo, andavano in giro a tagliare nastri per inaugurare edifici e luoghi pubblici, oggi annunciano reti wireless cittadine.
Milano non è migliore delle altre anzi si è dato il meglio nel periodo dell'assegnazione dell'Expo annunciando una rete wireless cittadina con 16 mila punti di accesso per una spesa di 14 milioni di euro. Guarda caso ogni accesso wireless era collegato ad un punto della fibra di metroweb. Alla fine il lavoro fatto con i soldi dei cittadini avrebbe avuto come unico risultato una valorizzazione spaventosa della rete metroweb che si sarebbe vista improvvisamente aumentare la copertura in tutta Milano gratuitamente o quasi.
Grazie al cielo si trattava del solito annuncio trionfalistico anche se avvalorato da uno studio profumatamente pagato allo staff del Prof. Decina che subito dopo l'assegnazione dell'Expo è stato ridimensionato notevolmente.
Il problema continuo a dire che non è la possibilità di collegarsi dal Parco Sempione o dal Duomo, io personalmente non lo farei mai, ma è la creazione di un sistema di trasmissione a banda larga pervasivo sul territorio in grado di fornire servizi sia agli operatori pubblici sia ai cittadini che, collaborando a loro volta all'espansione della rete stessa, devono potervi avere accesso a basso costo e in alcune aree pubbliche ( biblioteche, municipi, ospedali, ecc. ) a costo zero.

Per gli alberghi il problema è dato dai provider che con loro investimenti montano le reti wireless negli alberghi a fronte dell'incasso del costo di connettività.
Nei paesi maggiormente evoluti ormai si è capito che si deve trattare di una comodity che deve essere gratuita o per lo meno annegata nel costo del soggiorno ( ad esempio in Norvegia, Finlandia, Germania e in alcuni casi anche in Inghilterra ).
Felice sorpresa è stata la vacanza a Creta dove potevo collegarmi dagli hot spot di caffetterie, taverne, alberghi, ecc. in modo completamente gratuito e libero.

In Italia un freno allo sviluppo dell'accesso libero e gratuito è sicuramente il Decreto Pisanu che di fatto limita l'accesso costringendo a procedure di identificazione la cui rigidità è seconda solo a quelle in adozione nella Russia dell'amico Putin o nella Cina Olimpica.

Nicola
Infatti è anche contro il Decreto Pisanu che Codice Internet deve battersi dimostrando anche tutte le misure prese dal decreto sono assolutamente inutili per i fini che si propongono ovvero quello di fare prevenzione contro il terrorismo.. Come se ci si dovesse identificare per usare le cabine telefoniche.
Secondo me Internet fà già parte della vita della maggior parte delle persone, il problema è l'utilizzo limitato che ne fanno.

Viene sfruttato al 20% probabilmente, e molta è la diffidenza verso un mezzo che si ritiene utile ma non indispensabile, grande errore secondo il mio parere.

Un mezzo per divulgarne le potenzialità credo che possa consistere nel far toccare con mano cosa possono fare con un pc/mac e una connessione, sensibilizzando alle cose che senza di esso nei prossimi anni non saranno più cartacee ma bensì digitali.

Un esempio è il buon vecchio(si fà per dire) modello F24 che oramai è utilizzato pochissimo e l'homebanking e l'invio telematico dei pagamenti è realtà.

Questi ed altri esempi potrebbero portare i più diffidenti a capire cosa ora fanno con altri mezzi, che tra poco tempo saranno esclusivamente effettuabili in Rete.

Le persone si interessano quando si rendono conto che quello che hanno imparato nel tempo sarà a breve storia, e per soddisfare le loro necessità dovranno imparare ad utilizzare la Rete
Credo che uno strumento fondamentale sia il web 2.0 inteso come metodo per utilizzare l'intelligenza colletiva a scopi sociali. Di web 2.0 se ne parla molto e di siti web 2.0 ce ne sono sempre di più ma, a mio avvviso, solo pochi colgono davvero lo spirito del web 2.0. Tanto per fare un esempio pratico, leggete questo breve articolo che ho scritto su Galaxy Zoo. Lo stile del sito è web 1.0, ma la verità è che è più web 2.0 Galaxy Zoo che digg.it o Facebook.
Concordo sul Web 2.0 che vada interpretato a 360°, ma questo discorso secondo il mio modesto parere si può fare a persone che non sfruttano Internet e le sue potenzialità al 100% ma si limitano a pochi servizi, probabilmente per la poca informazione che permane in Italia.

Ma se andiamo a parlare a persone per cui l'Web è solo un bel "giocattolo" di cui non sentono l'esigenza, per loro il 2.0 è solo un numero e non modo di interagire, questo perchè non hanno le basi per fare quel passo avanti dal così detto 1.0, essendo ancora fermi(nei casi migliori) all'utilizzo di Internet per le Mail e per fare delle ricerche in Rete.
Evitiamo di spendere soldi in pubblicazioni cartacee. È già stato fatto. Ma avete idea di quanto costa mandare una brochure a 20 milioni di famiglie, senza contare che la metà finirebbe subito nella spazzatura? Costa di meno uno spot di 10 sec fatto bene in TV.

Sono comunque molto perplesso da questo thread. Insomma, ci stiamo domandando COME divulgare Internet tra la gente, ma qualcuno si è posto il problema del perché farlo? E soprattutto, cosa vuol dire divulgare Internet? Cosa è Internet? Stiamo parlando dei siti della PA o del banking online? Parliamo di wikipedia, web 2.0 e social networks o di e-Commerce? Internet è come il telefono: non ha senso divulgarlo, si divulga da sé nel momento in cui la gente trova utile usarlo. L'unico cosa da fare è tenere bassi i prezzi se non addirittura dare l'accesso gratuito e far pagare al massimo i servizi on demand.

Semmai il discorso è: come facciamo a immettere valore in rete? Perché se in rete c'è valore poi la gente ci va da sola, al massimo con un passaparola. Allora ecco che sviluppare servizi bancari semplici a prova di ottantenne per chi ha problemi a uscire di casa magari togliendo i costi delle transazioni bancarie se fatte online potrebbe essere un sistema. Sostituire il 90% delle pratiche amministrative con transazioni online per evitare di perdere tempo davanti a uno sportello pubblico, un altro. Se poi forniamo a tutti una firma elettronica di classe 3 ecco che non sarà più necessario recarsi presso certi uffici in certe ore per fare una qualsivoglia pratica. Meno traffico, meno inquinamento, più tempo libero: risultati reali prodotti dal mondo virtuale in quello reale.

Il problema non è quindi diulgare Internet, promuoverlo o fare pubblicità. Il problema è trasformarlo in uno strumento sociale che restituisca ai cittadini tempo libero e li faccia risparmiare.

Promuoviamo piuttosto l'eCommerce fra le aziende, facilitiamo il telelavoro nelel imprese. Ma avete idea di quanto migliorerebbe la vostra vita se riguadagnaste le ore perse per andare e tornare dal lavoro? Meno stress, meno costi, nessun problema di parcheggio. Si uscirebbe davvero per stare con gli ami. Il resto si fa da casa o da dovunque voi siate con uno smartphone. Questo dovrebbe essere l'obiettivo, non «andate in Internet, vi piacerà!» stile marketing del fustino di detersivo.
Il web 2.0 è un mezzo che si usa per conseguire dei fini, ora siamo nella fase in cui è ancora fine a se stesso ma è necessario passare alla fase due ovvero sapere cosa farci e c'è qualcuno che già lo sa..
Passare alla "fase due" secondo me è fattibile se si hanno delle basi su cui, rifacendomi al titolo del gruppo, si possa divulgare, prima servono le fondamenta che molti non hanno, non comprenderebbero la struttura non conoscendone le basi.

Secondo me l'web 2.0 è la naturale conseguenza, ma non può essere adottato come mezzo, ma solo come traguardo, se così lo vogliamo chiamare.

P.S. Interessante il tuo post lincato, e i gruppi elencati mi sono inscitto spero di trovare il tempo per poter partecipare e dare il mio contributo.
Appunto. Concordo in pieno. Un web 2.0 scollegato da un obiettivo reale è solo un bel gioco autoreferenziale. Fare web 2.0 vuol dire soprattutto sfruttare il fatto che insieme siamo in grado di fare cose che singolarmente sarebbero impossibili. Ci sono molte aree dove si potrebbe fare volontariato. Galaxy Zoo è solo una di quelle. Penso alla medicina o alla protezione dell'ambiente. Pensate a creare un sito georeferenziato tramite mashup sulle Google Map per segnalare tutti quei beni culturali sconosciuti in rovina tramite rapporti fotografici aggiornati. Oppure che tengano in continuazione sotto controllo lo stato delle spiaggie, delle foreste... Credo sia solo una questione di creatività. La maggior parte degli italiani non è che sia poi così impegnata sul piano sociale, ma molti non avrebbero problemi a dare un piccolo contributo se si dà loro strumenti semplicie magari anche divertenti da usare. Non è necessario un grande impegno, se lavoriamo sui grandi numeri. Sono tante le cose che si potrebbero fare...
Non sono del tutto d'accordo. Certo, sarebbe meglio se molti capissero cosa c'è sotto alla rete, ma quando una tecnologia diventa diffusa, si crea una situazione per cui, per assurdo, non serve più capirla ma solo capire come usarla (sono due cose diverse). Vi faccio due esempi.

Io so usare un PC. Non solo lo so usare, ma lo conosco. So come è fatto e come funziona, so programmare e capisco le idiosincrasie che ha, dai sintomi comprendo le cause. Mia figlia sa usare un PC. Non ha la più pallida idea di come funzioni, cosa sia una CPU o un IF...THEN...ELSE ma è incredibile con Paintshop Pro (e ha solo 13 anni) e fa delle cose incredibili con Powerpoint. La sua produttività è ottima, anche se quando ha dei problemi tecnici chiede a me. D'altra parte facciamo così anche con le lavatrici, no?

Secondo esempio: l'auto. Quando ho fatto io scuola guida guaia non sapere cos'è uno spinterogeno. Adesso, a parte che lo spinterogeno non c'è più su molti modelli, quello che conta di più è giustamente saper guidare e rispettare il codice della strada. Chi di voi sa mettere le mani su un motore? La Renault sta sviluppando un prototipo nel quale non si più più nemmeno aprirlo il cofano, ovvero il motore non è più alla portata del proprietario dell'auto.

Il cellulare lo usate, ma come funziona? La TV e il telecomando, come funzionano? La tecnologia va usata dai più, capita da coloro a cui serve capirla.

Pensate che serva spiegare l'XML o il TCP/IP per capire la rete? Quello che invece è importante capire, ma qui siamo nella sociologia, è il sapersi muovere. Internet è come una città sconosciuta in cui siete appena arrivati da turisti. Può essere una bella vacanza o una brutta avventura a seconda di come vi muovete. Quali sono le regole del posto? I quartieri pericolosi? Dove conviene fare shopping? Ci sono proloco e tourist info? E dove? Non si divulgano Roma o Parigi: le si rendono accessibili. Ci vogliono trasporti pubblici e punti di informazione (portali, directory, ...). Di chi mi posso fidare? L'informazione che leggo è attendibile? È un problema di maturità ed esperienza: si impara sul campo. Aspettarsi che possa essere insegnata è semplicemente un nonsenso. Si possono dare buoni consigli, ma la rete è così vasta e così varia che qualunque iniziativa di promozione potrebbe facilmente rischiare di promuovere solo ciò che interessa ad alcuni. Lasciamo che la gente si faccia le ossa da soli. Semmai, rendiamo la rete più interessante per tutti con web services davvero utili e vedrete che le persone in rete ci andranno.
a volte la soluzione è nel passato! come si sono diffusi la radio, la tv, i telefoni fino alle nuove tecnologie? generando curiosità, divenendo accessibili e soprattutto acquisendo fiducia da parte dei "fruitori". naturalmente la rete è diversa dai settori "controllati" e sappiamo tutti che non basta un codice di autoregolamentazione: è necessario insistere sulle potenzialità "positive" che internet può offrire, ma soprattutto avviare un serio processo di cambiamento nel modo di operare e di confrontarsi con chi, sostanzialmente non si conosce... parole?..forse! resto convinta che "bussare" prima di entrare è indice oltre che di educazione, di rispetto! "Bussare" in rete è rispettare, nei modi, chi ci legge dall'altra parte dello schermo. Conquistando la sua fiducia si può contribuire a fare accrescere la partecipazione e la condivisione e dunque la richiesta di un "mezzo" che diviene prioritario anche per chi finora lo ha ritenuto inutile od addirittura dannoso..il resto viene da se.
Ciao a tutti, io sono un libero professionista che lavora con internet, definire il mio lavoro non è semplice... ma generalizzando molto possiamo dire che sono un web desiner.
Non credo che il problema sia trovare la soluzione per la divulgazione di internet nel nostro paese, di soluzioni ce ne sono un infinità, il problema è mettere in atto queste soluzioni.
Un Buon sistema sarebbe quello di partire dai problemi che affliggono l'Italia... un esempio? Il lavoro.
Incentivare il lavoro su internet , sia per le aziende che per gli operatori, porterebbe sicuramente molta gente ad avvicinarsi alla rete...
Incentivare (economicamente) progetti legati al e-learnig portando nelle scuole medie e superiori nuovi ed interessanti percorsi per i ragazzi.
ecc...ecc..
MA...
I soldi per queste cose chi li caccia?
Quello dell' e-learnig garantirebbe nel giro di pochi anni una crescita esponenziale incredibile ma per realizzare un buon progetto, bisognerebbe quanto meno fare in modo che nelle aule ci sia un pc per ogni studente....
(pensate ai benefici: meno libri, meno peso da portare per i ragazzi ecc...)senza contare gli stipendi di chi deve insegnare (non è un compito che può svolgere un insegnate che non sa cosa veramente è internet)...
Quindi la domanda giusta è: Come fare a evitare questi problemi?

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