Codice Internet

Attilio A. Romita

"Creiamo un decalogo che sia di stimolo e controllo delle attività digitali della PA"

Con lo stimolo e la collaborazione di Laura Strano e Flavia Marzano ho inziato l'attività "Creiamo un decalogo che sia di stimolo e controllo delle attività digitali della PA"

Ho creato il sito condiviso per la redazione del decalogo. http://padigitale.pbworks.com/Decalogo-della-PA-digitaleLa mia idea è di inserire "comandamenti" che GIA' fanno parte delle leggi della Repubblica Italiana. E per questa ragione "strategica" non ho fatto riferimento alla proposta Vita-Vimercati che tutti ci auspichiamo possa diventare legge al più presto.

Vorrei, come specificato nelle regole, che il decalogo sia l'inizio dell'operazione "spina nel fianco" la cui missione è "le leggi son...poniamo mano ad esse".

Se siete d'accordo partiamo con il "volantinaggio"; se la pensate diversamente, parliamone.

Il decalogo dovrebbe essere pronto per subito dopo il periodo elettorale per essere proposto a parlamentari di tutti gli schieramenti e possa cominciare la sua vita prima dell'estate.

Invito tutti a leggere commentare ed emendare il testo pubblicato su PBWORKS.

Non abbiamo molto tempo per cui è necessario lavorare alacremente ed in molti.

Ovviamente se non potremo riscontrare una parteciapazione "corposa" chiuderemo la proposta, ma sarà una triste occasione perduta.

Cominciamoci a lavorare e a diffonderlo

Grazie a tutti per la collaborazione e l'aiuto.

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Risposte a questa discussione

"chi controlla il controllore"?
Un vecchio interrogativo irrisolto... questo il male della PA.

Lodevole iniziativa ma, ho timore che non ci sia decalogo che tenga.
Ci sono sempre due possibilità:
1. Avere timore, non fare niente e ....morire disperati.
2. Provarci, fare qualcosa e forse .... vivere un giorno di più.
Io sceglierei la seconda, e voi?
Aprirei ad un aterza:
- facciaom funzionare le cose

Attilio A. Romita ha detto:
Ci sono sempre due possibilità:
1. Avere timore, non fare niente e ....morire disperati.
2. Provarci, fare qualcosa e forse .... vivere un giorno di più.
Io sceglierei la seconda, e voi?
Infatti,
e questo tentativo è proprio diretto a stimolare un miglior funzionamento operando dall'esterno e dall'interno.
se ci riusciremo, io non lo so.
se non ci proviamo, sicuramente potremo forse solo recriminare.
Sia che tu sia all'interno, sia che tu sia all'esterno della PA, partecipa con noi al tentativo.
Sono un libero profesisonista, qualche volta lavoro per le PA, anche se spesso mi capita di curare l'Accessibilità dei servizi web. Ad ogni modo rimane lodevole il tentativo di razionalizzare.
Può essere un insuccesso se no si prepara il terreno da seminare: le risorse.

Attilio A. Romita ha detto:
Infatti,
e questo tentativo è proprio diretto a stimolare un miglior funzionamento operando dall'esterno e dall'interno.
se ci riusciremo, io non lo so.
se non ci proviamo, sicuramente potremo forse solo recriminare.
Sia che tu sia all'interno, sia che tu sia all'esterno della PA, partecipa con noi al tentativo.
Le risorse sono importantissime, ma l'aggiornamento della mentalità è vitale.
Ho lavorato per 35 anni nel privato a contatto con il pubblico, e per 5 anni come consulente a stretto contatto con la PA ed ho visto che spesso le risorse si spendono con la mentalità sbagliata.
Visto cge la PA è nostra e la paghiamo tutti, forse tentare di spendere bene i propri soldi non è una cattiva idea.
Spero che non sia una illusione!
Sono un pubblico dipendente che da oltre 30 anni lavora presso un ente locala di piccole dimensioni. Sono interessato alle recenti riforme ed al cambiamento della PA che è possibile promuovere con l'introduzione delle nuove tecnologie dell'informatica. Tuttavia sono anche molto scettico per il semplice fatto che l'ipotizzato cambiamento sono necessarie buone volontà e motivazioni degli operatori pubblici, oggi purtroppo inesistenti a causa della troppo evidente connivenza con la politica e con il sindacato, a danno della meritocrazia. La classe dirigente è vecchia e troppo vecchi sono anche gli operatori del pubblico impegno. Certe cose, ritengo, sono possibili nel lavoro privato: dove viene valorizzato il ricambio, il merito, l'impegno e la volontà del dipendente.
Giuseppe
Giuseppe,
quello che dici è tutto vero e proprio per questo occorre dare una spinta, trovare un pensiero comune, unirsi per sostenerlo, spingere perchè siano semplicemente appilcate le leggi che gia esistono, mettere in moto questo grande volano che sarà in grado di produrre nuova luce.
A piccoli passi e con grandi sforzi ce la faremo.....proviamoci
Io, nel mio piccolo, partecipo attivamente al cambiamento e all'innovazione della PA. Tuttavia mi rendo conto che allo stato è una rivoluzione impossibile: un'utopia, per i seguenti motivi:
1- politicamente, il cambiamento, pur se da più parti enunciato, non è concretamente voluto: lavorare con senso etico in una PA significa assicurare trasparenza, correttezza, imparzialità. Cose queste contrarie all'attuale sistema strutturato sul consenso che deriva non dalle regola, ma dalla dissuasuene di queste.
2- culturalmente, il cambiamento, non è compatibile con gli attuali operatori della PA: l'età media dei pubblici dipendenti non precari oggi supera i 50 anni. Una categoria che occupa posti direzionali e che è formata studiando su testi cartacei e scrivendo con carta e penna. Alcuni (pochi) evoluti si arrampicano (come me) suhgli specchi insaponati per stare al passo con i tempi, che sono veloci, senza tuttavia riuscirci. Mantenere nella posizione lavorativa (apicale o di vertice) una classe di ultracinquantenni, spesso demotivata; che ha raggiunto tale posizione, nella maggior parte dei casi, senza averne il merito, impedisce il cambiamento. La rivoluzione si potrebbe avere ingtegrando i vecchi e con i nuovi saperi e valorizzando il merito. Ma questo non mi sembra che sia l'orizzonte di nessun schieramento politico attuale. Il vero cambiamento si potrà avere solo con un cambiamento culturale in semnso radicale: bisogna partire dalle famiglie, riappropriarsi dei ruoli e delle funzioni, rispettare le regole, riconoscere e promuovere la meritocrazia, a partire dalla scuola e dalla formazione, sino all'assunzione nei ruoli della PA (come avviene ne settore privato).
La PA, invece, ha sino ad oggi ha sopperito al ruolo di ammortizzatore sociale, in una sociatà troppo carente anche su questo versante, e motlti operatori pubblici, per varie leggi e leggine, si trovano ad occupare posti di lavoro senza capaci, senza competenza, senza vocazione. Solo per raccomandazione.
Giuseppe, le cose che dici sono vere molte di esse sicuramente ostano allo sviluppo di una reale PA al servizio del cittadino con i prodotti e servizi migliori.
Se sei interessato a questo tema, forse il sito INNOVATORIPA è la sede più adatta per portare avanti la discussione.
Ti invito a seguere questo invito o quantomeno a provare.
Su InnovatoriPA è in corso un'MPI disscussione sul tema.
Saluti.

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