Codice Internet

Lorenza Boninu

La travagliata navigazione della scuola italiana su Internet

Un paio di anni fa, in occasione di un convegno organizzato dal Dipartimento di Studi Italianistici dell'Università di Pisa su "Letteratura e Nuove Tecnologie" pronunciai questo intervento, tutto sommato abbastanza perplesso, che significativamente prendeva spunto da una domanda: quale bussola per navigare su Internet? Navigare, si intende, non per hobby o divertimento, ma in una prospettiva didattica utile a sviluppare nei ragazzi un atteggiamento cognitivo critico e produttivo nei confronti dell'impressionante mole di materiale informativo che la Rete è in grado di produrre. Mi pare, a distanza di tempo, che molte delle domande che mi ponevo in quell'occasione in fondo non abbiano ancora trovato una risposta. Le potenzialità del mezzo sono tante ma la scuola italiana stenta ancora a prendere le giuste misure del fenomeno.

Fra le altre cose scrivevo: "Insomma, la logica aperta e reticolare di Internet può essere affrontata, compresa e adoperata solo a patto di utilizzare come bussola nuove regole interpretative, in parte ancora da scrivere. L’educazione all’uso corretto dei nuovi media dovrebbe essere un’esigenza prioritaria e trasversale alle discipline. L’analisi critica delle risorse presenti in Rete dovrebbe essere insegnata e svolta da subito e accompagnare costantemente le lezioni. I computer dovrebbero abitare le classi, tutte le classi, senza rimanere chiusi nei laboratori per essere accesi ogni tanto se capita, se fa voglia e se il laboratorio non è stato prenotato da qualcun altro".

Ho l'impressione che la strada da fare in questa direzione sia ancora parecchia, in termini di risorse, di strutture e di mentalità. La recente polemica sull'utilizzo degli ebook come integrazione e possibile sostituzione dei costosi e faraonici libri di testo in parte lo dimostra. Certo che Internet può servire anche a questo, è ovvio: ma a mio avviso si tratta di un utilizzo minimale e poco significativo, forse in parte controproducente, probabilmente nemmeno così conveniente per le famiglie dal punto di vista economico.

Internet non può ridursi ad un repertorio statico di informazioni ma è, evidentemente, un ambiente collaborativo che produce informazioni attraverso la pratica dello scambio, del confronto, della discussione, della scelta e della verifica delle fonti. Credo che la scuola dovrebbe puntare soprattutto su questi aspetti, tenendo conto del fatto che la tecnologia è pane quotidiano per i nostri ragazzi: tanto vale prenderne atto e guidare gli studenti verso un uso proficuo degli strumenti a loro disposizione. Che si sia ancora lontani dalla meta, almeno qui in Italia, lo dimostra la disinvoltura con la quale certe notizie vengono proposte dai media. Ad esempio, leggendo quest'articolo di Repubblica, avrete l'impressione che la scuola australiana della quale si parla permetta e giustifichi il copiare tramite computer e telefonino durante i compiti in classe con motivazioni pretestuose e strampalate. Una passeggiata nel sito della scuola in questione permette di comprendere alcune cose fondamentali: l'esperimento sul quale "Repubblica", fra le righe, sembra ironizzare, verte appunto sulla capacità di scegliere e utilizzare le informazioni pertinenti ad un dato scopo anche su Internet; non si tratta di compiti in classe ma di valutazioni di competenze cognitive (= saper fare, ovvero essere in grado di reperire, giudicare, collegare, interpretare dati per risolvere situazioni problematiche: insomma dimostrare la propria capacità di documentazione); il tradizionale "copiare",ovvero il plagio pedissequo di contenuti prodotti da altri è duramente sanzionato (vedi qui). Ma siccome noialtri non sappiamo vedere al di là del nostro naso, ovvero degli squallidissimi forum che alle 8.45, ad onta di ogni possibile precauzione, mettono on line i risultati del compito di matematica appena dettato durante la Maturità, un approccio pragmatico e funzionale allo strumento Internet ci pare fantascienza o pura bizzarria anglosassone.

Visto che qui siamo su "Codice Internet", ovvero "Internet alle persone", mi auguro che anche per quanto riguarda la scuola questa iniziativa possa contribuire a fare chiarezza, a demistificare certi sconsolanti fraintendimenti e ad aprire spazi di discussione competente su quello che è davvero possibile fare in Rete per e con gli studenti

Commento

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vincenzo tacinelli Commento da vincenzo tacinelli su 22 Giugno 2009 a 21:26
ciao,complimenti,si vede che hai le idee chiare sulle nuove frontiere didattiche,ma la domanda è :
la scuola di oggi è MODERNA?
la scuola di oggi è nelle condizioni di poter formare i giovani?
i docenti sono all'altezza di questo COMPITO?
mah!!!! io ho molti dubbi
Lorenza Boninu Commento da Lorenza Boninu su 18 Settembre 2008 a 20:18
Ti ringrazio del commento e dell'apprezzamento. In effetti c'è molta strada da fare, sia fra i docenti, sia a livello di senso comune. Ma continuiamo a sperimentare e vediamo che cosa succede ...
stefano borgarelli Commento da stefano borgarelli su 18 Settembre 2008 a 19:35
ciao, bel contributo, qualche anno fa Luca Toschi mi ha sorpreso a un corso d'agg.to docenti esclamando "magari gli studenti sapessero copiare bene!": voleva provocarci un po', è nel suo stile, ma alludeva seriamente al fatto che chi copia male non ha la "capacità di scegliere e utilizzare le informazioni pertinenti ad un dato scopo anche su Internet". Argomento dell'agg.to era il passaggio (e passo da fare, nella didattica) dal codice libro a quello elettronico.

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