Il settore del no profit sta attraversando un periodo di grande vitalità grazie a campagne mirate sui social network e alla sapiente gestione dei canali di comunicazione offerti dal web 2.0 (facebook in testa). Questo avviene per una serie di motivi che proverò riassumere rapidamente:
affinità tra reti sociali e no profit su alcuni principi identitari: volontariato, collaborazione, solidarietà, buone cause, responsabilità sociale
realizzazione di piattaforme pensate per questo settore (firstgiving, chipin, globalgiving, ecc.) e per il fundrising (http://it.youtube.com/nonprofits)
diffusione di forme differenti di 'attivismo digitale' che nasce spontaneamente dalla particolare composizione socio-culturale del web 2.0 (Y Generation – vedi ricerche Forrester )
particolare adattabilità degli strumenti del web 2.0 (social tagging, wiki, facebook applications, social blogging, widgets, mashups, ecc.) ai temi di interesse sociale (cambiamenti climatici, ambiente, salute, diritti civili, ecc)
i social network sono un terreno particolarmente fertile per trovare 'supporter'
percezione in tempo reale del successo e della condivisione della propria causa
gli utenti del web 2.0 non sono semplici supporter ma portano valore e conoscenza alle buone cause
la 'viralità' degli strumenti interattivi consente di costruirsi la propria rete di relazioni e di raccogliere fondi senza dover investire grandi risorse economiche
Tutto ciò è naturalmente molto bello (e tante sono le buone pratiche) a patto che si abbia voglia di farsi coinvolgere, di concepire le relazioni con reciprocità, di non aver paura di perdere il controllo, e di utilizzare questi strumenti in maniera attiva e propositiva (la trasformazione da spectators in creators).
In Italia quante fondazioni e associazioni hanno percepito il cambiamento? Quante stanno approfittando pienamente di queste opportunità?
Io una risposta ce l'ho, ma mi piacerebbe sentire il vostro parere.
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