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Sono morto in una bella serata di marzo del 2009. Nulla faceva presagire una fine tanto repentina e inattesa, ammesso che la morte porti con se un annuncio e tra i suoi capricci ci sia quello di darne comunicato. Avevo cenato stranamente leggero, e mi sentivo davvero in forma, ma anche per me era arrivato il momento del ‘link fatale’. Il mio ultimo gesto è stato la condivisione di Jacques Brel con l’amico Dario Arkel. Un gesto anonimo, minimo, irrisorio ma che conteneva, senza saperlo, il germe di un addio. A quel punto un rapida comunicazione : “l’utente ha superato il limite massimo di link”. Il sistema automatico di facebook ancora una volta, per l’ultima volta, mi aveva parlato come un dio che nega.

Ero stato ‘bannato’, orribile parola informatica, con la quale si suole indicare l’inferno degli utenti. A quel punto ho fumato la mia ultima sigaretta, che non mi era stata concessa in precedenza, e ho pensato “Chi se ne frega…tra qualche giorno mi riattivano (forse), oppure mi re-iscrivo (forse). Tanto sono anche su twitter, bellissimo ma un po’ frenetico, e su linked_in, utilissimo, ma francamente un po’ palloso”. Nella frenesia di questi pensieri ho deciso che la cosa più interessante fosse rinascere, rigenerarmi sotto la mia stessa forma, ri-scaturire su facebook con i miei stessi tic e la mia insolvenza mentale. Nel passaggio da uno stato all’altro, dalla morte alla rinascita, come la celebre fenice, c’era qualcosa di elettrico, una nuova frenesia e una vitalità ritrovata.

Questa sensazione mi è durata per pochi istanti, quando scoprì, con grande rammarico, che nulla di me era restato, la mia promiscuità digitale era stata cancellata, la salma dei miei link rispedita all’inferno dei bannati. E questo a voi cosa tange, mi chiederete? Per me è stata proprio questa la più dolorosa scoperta. Verificare che anche una parte di voi era morta, tutto il destino delle vostre discussioni alle quali io avevo partecipato si era estinto, frasi monche, dialoghi interrotti, risposte rese vane dalla sparizione delle domande.

Questa è la memoria digitale che stiamo costruendo? Un sistema informatico che fotte la condivisione? La collaborazione che viene ‘bannata’? Non lo so, lo chiedo a voi.

Questa è la morte 2.0, signori. Andarsene via senza lasciare traccia: la peggiore delle morti.

Sono morto in una bella serata di marzo del 2009. Nulla faceva presagire una fine tanto repentina e inattesa, ammesso che la morte porti con se un annuncio e tra i suoi capricci ci sia quello di darne comunicato. Avevo cenato stranamente leggero, e mi sentivo davvero in forma, ma anche per me era arrivato il momento del ‘link fatale’. Il mio ultimo gesto è stato la condivisione di Jacques Brel con l’amico Dario Arkel. Un gesto anonimo, minimo, irrisorio ma che conteneva, senza saperlo, il germe di un addio. A quel punto un rapida comunicazione : “l’utente ha superato il limite massimo di link”. Il sistema automatico di facebook ancora una volta, per l’ultima volta, mi aveva parlato come un dio che nega.

Ero stato ‘bannato’, orribile parola informatica, con la quale si suole indicare l’inferno degli utenti. A quel punto ho fumato la mia ultima sigaretta, che non mi era stata concessa in precedenza, e ho pensato “Chi se ne frega…tra qualche giorno mi riattivano (forse), oppure mi re-iscrivo (forse). Tanto sono anche su twitter, bellissimo ma un po’ frenetico, e su linked_in, utilissimo, ma francamente un po’ palloso”. Nella frenesia di questi pensieri ho deciso che la cosa più interessante fosse rinascere, rigenerarmi sotto la mia stessa forma, ri-scaturire su facebook con i miei stessi tic e la mia insolvenza mentale. Nel passaggio da uno stato all’altro, dalla morte alla rinascita, come la celebre fenice, c’era qualcosa di elettrico, una nuova frenesia e una vitalità ritrovata.

Questa sensazione mi è durata per pochi istanti, quando scoprì, con grande rammarico, che nulla di me era restato, la mia promiscuità digitale era stata cancellata, la salma dei miei link rispedita all’inferno dei bannati. E questo a voi cosa tange, mi chiederete? Per me è stata proprio questa la più dolorosa scoperta. Verificare che anche una parte di voi era morta, tutto il destino delle vostre discussioni alle quali io avevo partecipato si era estinto, frasi monche, dialoghi interrotti, risposte rese vane dalla sparizione delle domande (vedere l’ultima nota dell’ottimo Mazzucchelli).

Questa è la memoria digitale che stiamo costruendo? Un sistema informatico che fotte la condivisione? La collaborazione che viene ‘bannata’? Non lo so, lo chiedo a voi.

Questa è la morte 2.0, signori. Andarsene via senza lasciare traccia: la peggiore delle morti

http://www.facebook.com/note.php?note_id=64785632095

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